The shape of punk that never came

“Le PR sono il fattore principale di tutto questo, sono quello che rende il r ‘n’ r così deprimente. Mi ricorda la politica estera statunitense, anch’essa in mano alle PR, la voce che mi dice che dobbiamo intervenire in Siria è la stessa che mi dice quanto sono grandi i… non so, qualunque nuova band.
Stesso tono, stesse tattiche di controllo mentale. Sento di perdermi tanta buona musica perché sono alieno al modo in cui viene venduta. E poi, quando uno di questi gruppi ottiene il plauso della critica, che è essenzialmente acquistato, sembra ottenere anche la licenza per suonare a tutti i festival, e non c’è modo per accertare se ci sia del supporto effettivo. Leggi “sono enormi”, perché hanno assunto questi PR e avuto tutte le belle recensioni, e suonano a un festival con ventimila persone… ma quei ventimila erano al festival comunque! Le band sono diventate brand che girano di festival in festival, ognuna rappresentante un diverso settore di popolazione. Il promoter le raggruppa in un insieme che accontenta tutti, e tutti dicono “Oh, sono incluso”. Ma cosa sta dicendo realmente il gruppo?”.
Ian Svenonius – “Rumore” settembre 2014

 

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