L’ultimo disco dei Morkobot fa passare l’acido lattico

È ormai noto che l’estate è fatta per non fare un cazzo, soprattutto se durante l’anno hai fatto quella cosa che si chiama sport per avere un minimo di tonicità e salute fisica da buttare poi in due mesi di litri di alcol a partire da mezzogiorno.

Il problema è che poi l’estate finisce – e questo già di per sé mi fa salire una tristezza che “non lo so spiegare” caro Tiziano – e quindi ripartono tutta una serie di meccanismi che ti portano di nuovo in palestra, principalmente per lavoro ma una volta arrivato in quel luogo per alzare due soldi, già che ci sei ti fai un’oretta di allenamento pure tu, no?!

Sta di fatto che i primi giorni di ripresa sono assolutamente traumatici e vi assicuro che riprendere con gli allenamenti di judo (“Non importa, sai, ci avevo judo”) dopo tre mesi di stop è letteralmente devastante, soprattutto perché fuori fa ancora caldo e dentro il judogi si possono raggiungere temperature da equatore alle due del pomeriggio.

A metà settembre è uscito il nuovo album dei Morkobot per la Supernatural Cat, si chiama Gorgo ed è composto da sette brani che passano dalle martellate furiose a temi più spaziali nel giro di 38 minuti netti.

Insomma, metto questo disco e contrariamente a tutte le teorie sulla musicoterapia che consiglia le lagnose e lunghe cavalcate fatte di ruscelli, cinguettii e vento tra i salici per distendere ogni fibra muscolare, l’effetto che ha Gorgo sul mio fisico ha qualcosa di magico.

Il dolore al nervo sciatico inizia a dirmi che va tutto bene quando arriva il secondo brano, Kologora, mentre il ritmo sincopato di Gorokta mi ricorda che il “leggero” fastidio alla spalla che ieri sera non mi permetteva neanche di alzare una busta della spesa, diventa solo un vecchio ricordo; per non parlare del singolo, Gorgo, che nella sua fase apocalittica (intorno alla metà del brano) ritempra la parte di fascia muscolare del femore destro.
Armonici distorti su Krogor e praticamente sono sulla via della guarigione quando parte l’ultimo brano “Gorog”: Un incidere psichedelico con ritmi quasi jazzati per poi sfuriare a metà brano sui piatti e finire in un lento inrocio di suoni spaziali e modulazioni sonore (ecco, forse qui c’è un vago ricordo di ruscelli e vento tra i salici).

Alla fine della fiera sono pronto di nuovo ad affrontare le temperature equatoriali del judogi e le mille flessioni tra una tecnica e l’altra.

Il singolo è qui.

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